Qualsiasi tecnica voglia praticare l’Osteopata su di un suo paziente avverrà dopo aver riscontrato la presenza di una “Disfunzione Osteopatica”.
Nell’anno 1950 Korr definì come Lesione Osteopatica “Insidiosa quinta colonna della salute dell’uomo, che mette in grave pericolo l’omeostasi; oggi parliamo invece di Disfunzione Osteopatica e intendiamo come tale la “Perdita totale o parziale di mobilità”.
Inizialmente veniva usato il termine lesione ma fu appunto più avanti rivisto perché sembrava essere troppo forte come concetto e forviare il vero significato che si voleva intendere; la disfunzione è presente nel soggetto “sano” ponendolo in una condizione particolare di funzionamento ed esponendolo alla malattia. Ritroveremo dunque la Disfunzione a metà tra una condizione Fisiologica ed una Patologica, la malattia comparirà tanto velocemente in un paziente quanto più rapido è il periodo nel quale sarà sostato in disfunzione.

Compito dell’Osteopata sarà quello di trovare la Disfunzione e ridurla, favorendo i normali processi intrinseci di Autoregolazione, Autoguarigione e Autodifesa.
Una valida tecnica presente nel bagaglio pratico e culturale di un osteopata è il THRUST (terminologia anglosassone che significa manipolazione specifica); comunemente conosciuta come “manipolazione articolare” o anche volgarmente come “scrocchio”. Il Thrust è una tecnica che viene espressa nei limiti fisiologici delle ampiezze di movimento del soggetto, può essere applicato sia parallelamente che perpendicolarmente al piano articolare in una delle direzioni contro la barriera dell’articolazione fissata. Prevede un’alta velocità di esecuzione (ciò non significa grande forza) e bassa ampiezza (per mantenere i limiti fisiologici del paziente), capaci di sorprendere le difese fisiologiche articolari con loro separazione, sorprendendo il Sistema Nervoso Centrale e provocando un “black out sensoriale locale”. Il circolo vizioso creatosi attorno alla disfunzione che mantiene lo spasmo muscolare dei piccoli muscoli mono articolari è in questo modo “rotto” e il tessuto muscolare irritato può normalizzarsi. E’ pensabile che a seguito di tale separazione articolare, il ritorno in contatto si realizzi con una migliore congruenza delle superfici articolari, senza generare l’insorgenza di irritazioni. Gli scopi di tale tecnica in Thrust sono molteplici; liberazione delle aderenze, restauro della funzione articolare, normalizzazione del sistema vascolare locale.

“ I concetti non guariscono le persone, ma la tecnica senza concetti non può assurgere al ruolo di terapia” (A. Bernard osteopata).

Oggi tale tecnica suscita timore in certi pazienti perché magari suggestionati da qualche pellicola televisiva o peggio perché incautamente trattati da altri presunti professionisti che hanno aggravato il loro quadro sintomatologico; “non ci sono cattive manipolazioni, ma cattivi manipolatori e cattive indicazioni” (Dott. Dario Vitale) che rischiano sempre più di screditare una valida forma terapeutica se effettuata da un valido professionista con la giusta intenzione  e nel giusto rispetto biotipologico del soggetto in esame.
Nel Thrust come per tutte le tecniche Osteopatiche esistono delle specifiche controindicazioni che debbono essere valutate ed interpretate dal professionista, ma per il mio modo di lavorare l’incertezza del paziente per una specifica metodica di normalizzazione rimane un punto chiave da rispettare; otterremo lo stesso scopo terapeutico applicando un diverso approccio.

Dott. Augusto Maria Benigni
Studio di Osteopatia AMB
Mob. 320.3468634
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