La giusta interpretazione della “malattia ”e l’analisi del “Biotipo” nella pratica Osteopatica risulta essere per me un punto di partenza chiave nell’efficacia del trattamento.

“…senza forza vitale l’organismo materiale è incapace di sentire, di agire e di mantenersi in uno stato di conservazione. E’ unicamente all’assenza immateriale[1] (principio di vita, energia vitale) che lo anima, tanto in stato di salute come di malattia, che esso deve le sue sensazioni e l’adempimento delle sue funzioni vitali. Quando un uomo si ammala questa energia vitale immateriale (principio di vita), di per se attiva e presente ovunque nel suo corpo, è la sola che, fin dall’inizio della malattia, risente dell’influenza dinamica dell’agente morboso contrario alla vita. Soltanto il principio vitale, dopo essere stato in tal modo sconvolto, è in grado di procurare all’organismo sensazioni spiacevoli e di spingerlo a quelle azioni insolite che noi chiamiamo malattie. Infatti, essendo invisibile, e potendo essere riconosciuta esclusivamente attraverso gli effetti che ha provocato sull’organismo, questa entità energetica esprime e rivela il proprio turbamento solo mediante manifestazioni patologiche delle sensazioni e delle funzioni, ovvero tramite sintomi morbosi (le sole manifestazioni, queste, accessibili ai sensi dell’osservatore e del medico)…”

 

I segni e i sintomi che rappresentano e caratterizzano lo stato di malattia non sono altro che un disordine delle attività dell’uomo interiore, una mancanza di armonia e di equilibrio; poiché nello stato di malattia l’organismo è invaso dal disordine, in ogni sua cellula (la modificazione cellulare è il primo disordine) e in ogni sua parte.

L’uomo“sano” si trova in una condizione di libertà, ovvero non ha coscienza del proprio corpo (per averla deve soffermarsi con il pensiero), a differenza del soggetto “malato” che ci riferisce in ogni suo racconto il termine: “sento”. In Osteopatia quando troviamo una struttura che lavora poco o male sappiamo che scaricherà conseguentemente l’incombenza delle sue funzioni su di un altro segmento che faticherà maggiormente rispetto la sua intrinseca natura. Impossibile per me a questo punto non citare il forte concetto di globalità, che non significa “fare tutto” ma significa saper ascoltare e leggere ciò che ci suggerisce il corpo decodificandolo e riportandolo in un contesto individualistico. La malattia non è intesa come una “rottura” ma come una perdita di equilibrio o di armonia nei rapporti tra le differenti strutture, alterando l’energia vitale.

“ La malattia è una scordatura dell’energia vitale”

                                                                                                                            (Hahnemann)

Può essere dunque anche considerata (la malattia) come incapacità comunicativa tra strutture; sarà quindi finalità dell’Osteopata riportare una situazione di ordine ponendo il paziente in uno stato di libertà sia fisica che mentale, questo a mio avviso passerà inevitabilmente per l’ individualizzazione del trattamento nel rispetto della Biotipologia del soggetto in esame.

“Rinunciare al concetto di globalità sarebbe come curare un albero concentrandosi solo sulle foglie sofferenti, dimenticandosi completamente le radici (cit.)”

 Trattare due soggetti differenti con la stessa patologia in modo identico, significa protocollare considerando solo la malattia, senza prendere in esame il soggetto principale; l’individuo. A mio avviso i grandi insuccessi di un professionista passano anche per la standardizzazione terapeutica creata da risposte statistiche positive su un certo numero di casi; facendo un paragone calcistico “squadra che vince non si cambia”; tutto ciò comporterebbe la completa spersonalizzazione dell’essere. Non possiamo soffermarci solo sulla patologia ma dobbiamo adattarla al paziente, rispettando quello che è il suo “terreno”, ovvero tutto ciò che è parte della sua costituzione. Già durante la fase embrionale ogni individuo sviluppa una propria costituzione, che sommata alle influenze ambientali nel corso della sua vita, lo rendono UNICO.

Nel corso della storia diversi studiosi (Omeopati, Endocrinologi Psicologi etc), a partire da Ippocrate, hanno elaborato diversi criteri scientifici per classificare l’individuo, ma tutti avevano la volontà di non fornire delle regole fisse ma bensì donare delle linee guida utili al terapeuta per un giusto inquadramento.

L’Osteopatia è assieme ad altre scienze Mediche Olistiche una disciplina che si impone di considerare l’individuo nella sua totalità e non la per la sola malattia.

“ Il corpo umano è un tempio e come tale va curato e rispettato”

                                                                                                                                (Ippocrate)


[1] Il concetto di materialismo per Hahnemann si esprimeva in quel soggetto incapace di credere in qualsiasi cosa che non fosse conforme alle leggi del tempo e dello spazio.


[i] J.T.Kent “Lezioni di Omeopatia”

Dott. Augusto Maria Benigni
Studio di Osteopatia AMB
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Tel. +39.06.87.675.187
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