La parola Anamesi deriva dal greco e significa “ricordo”, in Osteopatia, a mio avviso, rappresenta il momento più prezioso per il professionista che riesce a raccogliere  tutte quelle informazioni utili per entrare in sinergia con il paziente e per instradarsi verso una giusta Diagnosi. Probabilmente gli insuccessi del professionista o la sfiducia da parte del paziente verso lo stesso, passa proprio per l’incapacità di “ascoltare” e quindi di dedicare il giusto “tempo” al nostro paziente. L’ascolto è molto importante, dona al paziente la libertà di esternare ciò che lo affligge, con sue parole, senza badare al formalismo e l’ attenzione del professionista lo renderà più calmo e sicuro nel raccontare.

“Curare senza l’Anamnesi è come andare in barca senza bussola e timone”
Hahnemann

 In realtà la nostra raccolta dati incomincia subito con una comunicazione di tipo non verbale, osservando il paziente come entra all’interno del nostro studio, notando se assume posture antalgiche e se ha una posizione che fa diminuire i suoi dolori; saranno dunque importantissime armi per l’Osteopata un’appropriata conoscenza della Diagnostica Differenziale e della Semeiotica Medica per determinare la possibilità o meno di prendere in cura tale paziente, perché inerente alle sue competenze Osteopatiche, o se deve essere indirizzato ad uno specifico professionista (Omeopata, Chirurgo, Psicologo, Pediatra , Neurologo ecc).

L’Osteopatia è una metodica terapeutica che prevede un approccio globale al paziente nella sua totalità psico-fisica, inserendolo nel contesto dell’ ambiente in cui vive e tenendo conto di tutte le sue caratteristiche, tra le più importanti, a mio personale parere, le caratteristiche “Biotipologiche”; il “terreno” del paziente.

Partendo dal quadro patologico che ha condotto il paziente presso lo studio, sarà importante  sviscerare il sintomo in tutte le sue modalità e concomitanze, arricchendoci anche di conoscenze patologiche passate e la conoscenza delle tappe fisiologiche negli anni per il normale funzionamento organico (dalla nascita ad oggi).
Sarà importante essere scrupolosi e i più completi possibili, sia per le affezioni croniche che per quelle acute; poiché ciò che potrebbe risultare inutile al paziente raccontarci, potrebbe tornare fondamentale per un adeguato inquadramento. Spesso questa condizione avviene nei  pazienti con patologia cronica, poiché abituati da tempo ai loro fastidi, tendono a fare scarsa attenzione ai piccoli sintomi concomitanti, ritenendoli parte integrante di quel loro stato di salute di cui hanno perso il vero senso.

Il momento dell’Anamnesi verrà poi avvalorato da:
-  Indagini complementari ( strumentali o di laboratorio)
-  Osservazione (come la struttura si organizza nello spazio, con attenzione alle zone con competenza al movimento che lavorano male, che sono in stress meccanico)
-  Palpazione (qui il paziente ricorda le dimenticanze avvenute in anamnesi, per la caratteristica mnemonica dei sui tessuti)
-  Test articolari, viscerali e craniali.

“Una volta terminata l’anamnesi, cioè il ritratto della malattia, qualunque essa sia, o in altri termini l’insieme dei sintomi che determinano o caratterizzano un dato caso, sia stata ultimata, si è portata a termine il compito più difficile.”
 J.T.Kent

L’importante sarà che il medico non perda mai dalla sua mente tale quadro nel corso dei suoi trattamenti.

“ Trovare la salute deve essere il fine del dottore, chiunque può trovare la malattia”
A.T.Still

Dott. Augusto Maria Benigni
Studio di Osteopatia AMB
Mob. 320.3468634
Tel. +39.06.87.675.187
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